Portata funi di acciaio: carico di rottura e carico di lavoro
Quando si sceglie una fune di acciaio per il sollevamento o la trazione, il dato più importante non è il carico di rottura — pur essendo il numero che spicca nelle schede tecniche — ma la portata delle funi di acciaio, ossia il carico di lavoro massimo che la fune può sostenere in condizioni reali di utilizzo, entro i margini di sicurezza imposti dalla normativa vigente. Confondere questi due valori è uno degli errori più comuni e più pericolosi nel settore industriale e nella cantieristica: in questa guida vedremo cos’è esattamente la portata, come si calcola a partire dal carico di rottura, quali fattori la riducono nella pratica quotidiana e come leggerla correttamente sul certificato e sulla marcatura CE del componente.

Carico di rottura e carico di lavoro: due valori molto diversi
Spesso usati come sinonimi, carico di rottura e carico di lavoro indicano grandezze profondamente diverse che non vanno mai confuse.
Il carico di rottura — in inglese Minimum Breaking Force (MBF) o Minimum Breaking Load (MBL) — è la forza minima che, applicata in trazione lungo l’asse della fune, ne causa la rottura. Viene determinato con prove distruttive su campioni in laboratorio e rappresenta il limite fisico assoluto del materiale. Le norme di prodotto — in particolare la serie EN 12385 per le funi di acciaio — prescrivono il valore minimo garantito in funzione del diametro nominale, della costruzione (numero di trefoli e fili) e del grado di resistenza dell’acciaio. Nelle schede commerciali il carico di rottura compare generalmente in kN, con conversione facoltativa in kg o tonnellate.
Il carico di lavoro (in inglese Working Load Limit, WLL) è invece il valore massimo ammissibile durante il normale esercizio. Deve essere sistematicamente inferiore al carico di rottura, perché deve assorbire tutte le variabili reali che in laboratorio non esistono: picchi di carico dinamico durante l’avvio e la frenata, effetti della curvatura su pulegge e tamburi, progressivo degrado dei fili per abrasione e corrosione, tolleranze di montaggio e ancoraggio.
Il carico di rottura descrive la fune in condizioni ideali di laboratorio. La portata è il dato che governa ogni operazione in campo.
Il coefficiente di sicurezza: il cuore del calcolo
Il rapporto matematico tra carico di rottura e carico di lavoro si chiama coefficiente di sicurezza (o fattore di utilizzo, indicato come Zp nelle norme):
Portata (WLL) = Carico di rottura ÷ Coefficiente di sicurezza
La normativa europea e il D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro) fissano i valori minimi del coefficiente in funzione dell’applicazione. Per le funi negli apparecchi di sollevamento, il valore di riferimento più comune è 5, con varianti più elevate in condizioni specifiche (ad esempio, funi avvolte su tamburi a più strati). Per il sollevamento di persone i coefficienti prescritti sono significativamente più alti.
| Applicazione tipica | Coefficiente di sicurezza indicativo |
|---|---|
| Sollevamento di carichi con gru, argani, paranchi | 5 |
| Funi avvolte in più strati su tamburo | 5,5 (circa) |
| Imbraghi e brache per sollevamento (EN 13414) | 5 o superiore |
| Sollevamento di persone | valori elevati, verificare normativa |
Nota importante: i valori in tabella sono puramente orientativi. Le norme applicabili (EN 12385, EN 13411, EN 13414, D.Lgs. 81/2008 e circolari ministeriali) possono prescrivere coefficienti diversi. Per il dimensionamento di un impianto reale, consultate sempre la normativa vigente e un tecnico abilitato.
Perché il coefficiente deve essere così elevato? Quattro ragioni principali:
- Carichi dinamici: la tensione in una fune durante il sollevamento non è mai uguale al peso statico. Avvio, frenata, oscillazioni del carico e colpi d’ariete generano picchi di forza che superano il valore nominale in misura non sempre prevedibile.
- Degrado progressivo: una fune nuova è alla massima resistenza; con i cicli di lavoro, i fili si usurano, si assottigliano, si ossidano. Il coefficiente garantisce sicurezza anche quando la fune non è più nelle condizioni originali.
- Fattori di installazione: terminazioni, capicorda, grilli e morsetti riducono la resistenza della connessione rispetto alla fune libera; il coefficiente copre queste perdite.
- Incertezze di calcolo: i modelli di carico non possono prevedere ogni scenario; il margine di sicurezza protegge dalla variabilità del mondo reale.

Come leggere portata e carico di rottura sul certificato
Ogni fune di acciaio destinata al sollevamento deve essere accompagnata da un certificato di prova rilasciato dal produttore o da un ente terzo accreditato. Sul documento trovate almeno:
- il carico di rottura minimo garantito (in kN o kg);
- il diametro nominale e la costruzione (es. 6×19, 6×36, 8×19);
- il grado di resistenza dell’acciaio (es. 1570 N/mm², 1770 N/mm², 1960 N/mm²);
- il tipo di anima (fibra FC, anima metallica IWRC o WSC);
- il trattamento superficiale (fune lucida, zincata, inox).
Sui marcatori CE degli accessori di sollevamento — imbraghi, brache, funi con terminali certificati — compare direttamente il valore WLL, già calcolato e inclusivo del coefficiente di sicurezza applicabile. Non occorre fare ulteriori calcoli: quel numero è il massimo da non superare in nessuna circostanza.
Se acquistate fune a rotolo (non come accessorio finito), la portata va calcolata voi applicando al carico di rottura il coefficiente corretto per l’impiego previsto. In questo caso, il costruttore o un tecnico abilitato sono le figure di riferimento: un errore di calcolo in questa fase può avere conseguenze gravi.
La portata nelle configurazioni multi-braccio e l’effetto dell’angolo
Quando una fune viene impiegata come braca (una configurazione a V con due tratti che partono da un punto comune), la tensione su ciascun braccio dipende dall’angolo che i tratti formano con la verticale. Più l’angolo è ampio, maggiore è la forza su ogni singolo tratto per sostenere lo stesso carico verticale.
Questo effetto viene quantificato attraverso i fattori di riduzione per angolo (mode factor), riportati nelle norme EN 13414 e nelle istruzioni d’uso di ogni imbrago certificato. In termini pratici:
- Con angoli ridotti (inferiori a 30° dalla verticale) la tensione su ciascun tratto rimane vicina alla metà del carico sostenuto.
- Al crescere dell’angolo, la tensione aumenta progressivamente: verso i 90° complessivi tra i bracci, la tensione su ciascuno si avvicina al valore del carico stesso.
- Oltre certi angoli limite — generalmente indicati sull’etichetta dell’imbrago — la tensione supera la portata nominale anche se il carico sembra gestibile.
La regola pratica che ogni operatore dovrebbe interiorizzare: tenere gli angoli di imbracatura il più contenuti possibile e non superare mai i valori massimi indicati sull’etichetta dell’accessorio. Superare questi angoli è tra le cause più frequenti di cedimento improvviso.
I fattori che riducono la portata effettiva
Oltre all’angolo di imbracatura, altri fenomeni fisici erodono la portata di una fune rispetto al valore nominale certificato.
Curvatura su pulegge e tamburi
Una fune che scorre su una puleggia subisce flessione ciclica: i fili esterni percorrono un arco più lungo di quelli interni e si allungano ad ogni passaggio, accumulando fatica. Più il diametro della puleggia è piccolo rispetto a quello della fune, più intensa è questa sollecitazione e più rapido il degrado. Le norme prescrivono un rapporto minimo D/d (diametro puleggia su diametro fune) che varia con la costruzione: le funi a fili sottili e numerosi (es. 6×36) tollerano rapporti più stretti delle funi a fili grossi (es. 6×7). Per capire come la costruzione influisce su flessibilità e resistenza alla fatica, leggi la nostra guida ai tipi di funi di acciaio.
Usura e corrosione nel tempo
Con l’utilizzo, i fili si assottigliano per abrasione, si ossidano, si spezzano singolarmente. Anche una riduzione apparentemente modesta del diametro comporta una diminuzione della sezione metallica molto più alta in percentuale, poiché la sezione varia con il quadrato del diametro. La norma ISO 4309 definisce le soglie precise di scarto basate su riduzione del diametro, numero di fili rotti per passo e presenza di deformazioni: al raggiungimento di tali soglie la fune va sostituita immediatamente, indipendentemente dalla portata nominale ancora teoricamente valida. Per sapere quando una fune è da considerarsi esaurita, consulta la guida sui criteri di scarto delle funi di acciaio secondo la ISO 4309.
Temperatura estrema
Le funi di acciaio lavorano correttamente entro un ampio intervallo di temperature, ma esposizioni prolungate a valori molto elevati (orientativamente oltre 150–200 °C) possono ridurre la resistenza dell’acciaio e degradare i lubrificanti interni, con conseguente calo della portata effettiva. A temperature molto basse (sotto −20 °C), alcuni acciai perdono tenacità. Per impieghi in condizioni termiche particolari, richiedete indicazioni specifiche al costruttore prima di dimensionare il sistema.

Portata e sicurezza negli apparecchi di sollevamento: gli obblighi di legge
Per le funi in acciaio per sollevamento, rispettare la portata non è solo buona prassi tecnica: è un obbligo sancito dal D.Lgs. 81/2008 e dalle Direttive europee recepite in Italia. In pratica, il datore di lavoro e il preposto devono:
- non superare mai la portata indicata sul marcatore CE o sul certificato del componente;
- effettuare la verifica visiva dell’integrità della fune prima di ogni utilizzo (fili rotti, kinking, corrosione, abrasioni evidenti);
- programmare e registrare ispezioni periodiche approfondite a cadenza definita, conservandone la documentazione;
- sostituire la fune al raggiungimento dei criteri di scarto normativi, senza attendere segnali di imminente cedimento;
- formare il personale sul corretto utilizzo degli accessori di sollevamento e sull’identificazione dei segni di usura.
Un errore ricorrente in cantiere e in officina è considerare equivalente la portata del sistema (carroponte, gru, paranco) con la portata della singola fune o dell’imbrago. Sono valori distinti: va sempre rispettato il limite più basso tra tutti i componenti del sistema.
Cosa chiedere al fornitore quando acquistate una fune
Quando richiedete un preventivo per funi di acciaio, comunicate sempre l’applicazione specifica: sollevamento industriale, cantieristica navale, ormeggio, tensionamento strutturale, tiro. Un fornitore competente non si limiterà al carico di rottura, ma vi proporrà costruzione e diametro adatti alla portata di lavoro necessaria nel vostro impiego, già calcolata con il coefficiente corretto.
Richiedete sempre il certificato di conformità e verificate che riporti il carico di rottura minimo garantito, il grado dell’acciaio e la norma di produzione applicata. Per apparecchi di sollevamento, la dichiarazione di conformità CE non è facoltativa: è un requisito di legge. Se il fornitore non è in grado di fornirla, è il caso di rivolgersi altrove.
Conclusione
La portata delle funi di acciaio è un valore preciso, certificato e strettamente dipendente dal contesto d’uso. Il carico di rottura è il limite fisico del materiale; la portata è il confine operativo sicuro, ottenuto applicando un coefficiente di sicurezza che la normativa impone per compensare carichi dinamici, degrado progressivo e incertezze di installazione. A questi fattori si aggiungono le riduzioni pratiche legate all’angolo di imbracatura, alla curvatura su pulegge e al deterioramento nel tempo.
Conoscere la differenza, leggere correttamente il certificato e rispettare i coefficienti di sicurezza prescritti è il modo più efficace per proteggere persone e attrezzature. Per una visione d’insieme completa, consulta la nostra guida generale sulle funi di acciaio: troverai tutto il necessario per orientarsi tra costruzioni, materiali e impieghi nel modo corretto.
Foto: Nic Wood, Pixabay, Sun452 — Pexels